mercoledì 4 novembre 2009

...continua Le parabole di Shelburn

La parabola di colori

In quel tempo c'era un bel mercato, affollato di gente che comprava di ogni cosa.
Ma vennero da fuori i messi del tiranno e dissero che nessuno poteva vindere o acquistare delle stoffe di color azzurro, perché erano lo simbolo del principe azzurro, e delle sue stucchevoli favole.
Così fu fatto, e di stoffe azzurre nessuno ne comprò più.

Ma poi tornarono ancora i messi dicendo che non si poteva né vindere né acquistare delle stoffe verdi, perché ricordavano i colori di Robin Hood, e dei suoi amici ladri.
E così fu fatto, e nessuno più ne comprò.

E poi tornarono li messi a proibire di comprare o vindere delle stoffe gialle, che offendevano il Sole, e di quelle bianche che offendevano la Luna, e nessuno più ne comprò di siffatti colori.

E poi tornarono ancora per proibire le stoffe di color rosa, e quelle marroni, e quelle di qualsiasi altro colore che non fosse il grigio.

E così tutto il mondo divenne grigio, e scomparve la vitalità e il sorriso perfino nei visi dei fanciulli.

E chi vuol capire capisca, tanto gli altri son talmente pieni di alterigia che non lo capiranno mai.

Parola di Shelburn.

La parabola dei sapori.

In quel tempo vennero i messi del tiranno e dissero che chi avesse mangiato del sale sarebbe stato imprigionato, perché il sale trattiene i liquidi e fa ingrassare, cosa che fa male alla salute e dispiace al tiranno.

Poi tornarono i messi del tiranno e dissero che chi avesse mangiato dello zucchero o qualcosa di dolce sarebbe stato imprigionato, perché lo zucchero fa ingrassare, cosa che fa male alla salute e dispiace al tiranno.

E tornarono ancora a proibire l'acre e il piccante, e, saputo del nuovo sapore, del brodo di carne, proibì anche di quello, ed ogni commensale avrebbe mangiato solo pane azimo e acqua, per dar onore al tiranno.

Nonostante tanto amore per loro, però, le genti, ingrate, si lamentavano di quel mangiare senza sapori. Ma egli, il tiranno, li rimproverò di voler offendere, mangiando del salato, chi non poteva mangiarne, e mangiando del dolce, chi di quello non ne poteva far uso, e così via.

Nella sua grande saggezza il tiranno si ritirò nelle sue stanze, lasciando che il popolo mormorasse.

Parola di Shelburn

La parabola della trattoria.

In quel tempo un viandante stava consumando la sua cena in una trattoria, ed aveva già alzato la forchetta per infilzare un boccone di costoletta, che aveva appena tagliato, quando il proprietario della trattoria gli tolse il piatto da sotto la forchetta.
- Che insolenza è mai questa ? - sbottò il viandante, con la forchetta ancora per aria.
- Mi dispiace, signore, ma quel signore laggiù è islamico e si offenderebbe se voi mangiaste della carne di maiale, che, sapete, secondo la sua fede è impura assai. -
- Mica gliela fo mangiare a lui, che capirei... che ha da offendersi di quel che mangio io ? -
- Lei può mangiare di carne di maiale a casa sua, ma questo è un luogo pubblico, e non si possono offendere le idee altrui -
- Quelle altrui, no, ma quelle mie, si ? -
- Signore, non v'inquietate per carità, che vi porterò una bella bistecca alla fiorentina, che quella non è di porco. -
Il viandante, che era un tipo accomodante, e per dimostrarlo s'era accomodato sullo sgabello che fungeva da seggiola, acconsentì al cambio, per amor di quiete, ma aggiunse
- Portatemi però un rosso di quello buono, che colla fiorentina è la morte sua ! -
- Abbiamo del Brunello di Montalcino di ottima annata -
- Questo mi aggrada, portatelo dunque. -
E dopo una breve attesa si presentò con una splendida bottiglia
- Sentite che meraviglia, che fragranza esce fuori da quest'orgoglio della mia cantina ! -
- Devo convenire che sia un bel bere. Orsù, versatene - esclamò, alzando il bicchiere
- Non vorrete berne a digiuno ? -
- No, per carità, aspetterò la fiorentina -
L'uomo si allontano, ma mentre il viandante era immerso nei suoi pensieri, tornò, versò il brunello dal bicchiere nuovamente nella bottiglia e fece per allontanarsi
- Ma che diavolo...? -
- Non s'inquieti, per carità, ma dovreste sapere che anche il vino è impuro ed offende un devoto Musulmano -
Il viandante fece per aprir bocca, ma quello s'era già allontanato colla bottiglia.
E tornò poco dopo con una brocca d'acqua fresca.
- Credetemi non c'è nulla di meglio di un sorso di sorgente pura e cristallina -
- Sarà - si rassegnò il viandante, poco convinto.
Ma finalmente il suo viso si illuminò, alla vista di una succulenta e traboccante bistecca.
- Urca, se magna ! - esclamò finalmente giulivo.
Ma aveva appena tagliato un bel pezzo di carne fumante, e l'aveva infilzato colla forchetta, alzandolo all'altezza della bocca vogliosa, quando qualcuno gli tolse la forchetta di mano, buttò il pezzo tagliato nel piatto, e portò via la bistecca.
- Per le mille e mille dune del Sahara, che significa tutto ciò ? -
- Purtroppo - sussurrò imbarazzato il proprietario della trattoria - è entrato quel signore indiano, e, sapete, per la loro religione è offensivo assai mangiar di carne di vacche... ma posso servirvi una spigola che vi farà venir l'aquolina in bocca ! -
- Vada per la spigola - acconsentì il viandante, pur di mangiare
- Eh no ! - s'intromise un altro viandante che era giunto proprio in quel momento - come vegetariano non posso permettere che si faccia uso di carni di animali. Troverete uova, latte, verdure appetitose, e frutta abbondanti per sfamarvi -
- Frutta, verdura, uova e latte ? Ma... e va bene, ma presto, che il mio stomaco reclama con prepotenza ! -
- Un momento ! - l'interruppe un altro viaggiatore entrato in quell'istante - Io sono vegan, e non permetterò che si mangi di uova, o di latte, che son alimenti che provengono da allevamenti...oh, voi non sapete quali orrori, quali lager siano questi allevamenti per quelle povere bestiole, che dovrebbero vivere invece libere e selvagge. -
- E allora vada per frutta e verdura -
- ...ma che non sia colta sull'albero ! Potete mangiare solo di quella che spontaneamente cade dall'albero, e null'altro -
Il viandante però a questo punto perse la pazienza, e quel che accadde dopo è disdicevole assai a raccontarsi.

Parola di Shelburn.


La parabola della bella vacanza.

In quel tempo si discuteva in famiglia su dove andare in vacanza.
Il padre propose di risalire il fiume Istro fino alle due città di Buda e Pest, e magari anche oltre, fino a quel borgo dove si posson mangiare di cotolette più fini di quelle che si impanano a Mediolanum.
Il figlio minore, amante dei fiordi vichinghi, suggerì invece la costa Brava.
Dipietrus saltò su, tutto rosso, esclamando, con occhi di bragia
- Ma dico, dico io, se hai detto che ti piacciono i fiordi...che c'azzecca la Costa Brava ?
Se hai detto fiordi, io anderessi in Danimarca ! -
- I fiordi sono in Norvegia - precisò il solito perfettino
- E se io mi troverebbe in Danimarca, non staressi tanto lontano dalla Norvegia, dico io -
sbottò Dipietrus ancor più rosso, e con gli occhi ancor più spalancati.
A questo punto la figlia bionda esternò con foga la sua preferenza per una vacanza in Germania, tra le tribù dei Cimbri e quelle dei Teutoni, pacifiche ed allegre. Salsiccine e Birra in quantità.
Ma la madre tagliò corto.
- Troppe opzioni, per non far torto a nessuno, faremo torto a tutti. Sceglieremo l'opzione "neutra". Si resta a casa. -
E così fu detto, e così fu fatto.
Amen.

Parola di Shelburn.

lunedì 19 ottobre 2009

Le parabole di Shelburn

la parabola del lupo e dell'agnello,

Il lupo voleva mangiarsi l'agnello.Ma il cane pastore cercò di impedirglielo.Così le anime buone dissero che il cane era cattivo assai, e vollero che si facesse pace.Pace tra il lupo e il cane pastore.Allontanato il cane pastore, il lupo si pappò l'agnello in quattro e quatt'otto, nel silenzio assordante delle (colpevoli) anime buone.Ancora adesso la raccontano che fu il cane ad aggredire il povero pacifico lupo.Anche se dell'agnello non c'è rimasto nemmeno più il ricordo.parola di Shelburn.

La parabola degli orsi scomparsi.

In quel tempo la gente piangeva dirottamente. Ruscelli di lacrime scorrevano dalle gote rubiconde di tenere fanciulle.Un viandante si fermò a guardare e chiese stupito- Perché piange tutta questa gente ? -- Stanno scomparendo gli orsi -- E come mai ? -- Fa sempre più caldo, non c'è più neve, e gli orsi scompaiono, per sempre, uah, uah, uah ! -- Su non faccia così. E poi, tutta quella neve che vedo ? -- Come può vedere neve se tutti gli scienziati dicono che non ce n'è ? -Il viandante ne raccolse un po' da terra- ...e questa cos'è ? -- Sarà panna montata, che vuole che le dica ? -- Ma è fredda... -- Certamente, la panna montata calda è una vera schifezza -- Non le posso dare torto. Ma questi orsi, quanti erano prima ? -- Erano ben cinquemila -- Ed adesso, quanti sono ? -- Si stima che siano tra i venti e i trenta mila. -- Ma allora sono aumentati. Perché piange la gente ? -- Vede, prima gli orsi che stavano scomparendo erano solo cinque mila. Era un problema. Volendo quantificarlo, era un problema per cinque mila animali.Ora gli orsi che stanno scomparendo sono molti di più, e quindi il problema è più grosso, perché più animali sono in pericolo. -E vedendo il viandante perplesso, aggiunse- Più animali in pericolo, più grosso è il problema. Come fa a non capire ? -- Già - mormorò il viandante grattandosi la zucca - ...come faccio a non capire ? -Parola di Shelburn.

La parabola della montagna

In quel tempo, uno straniero venne nella Terra dell'Arte, e vide una grande montagna.- Come si arriva là in cima ? - chiese ad una persona del luogo.- Ci sono due vie.L'una è irta di ostacoli. A chi vi si avventura viene messo un grosso carico in spalla, e mentre passa nei villaggi la gente lo insulta, e gli fa perdere tempo in ogni modo.Così la maggior parte desiste senza arrivare in cima, chi per paura, chi perché non sopporta i continui insulti o i continui ostacoli pretestuosi, chi perché si stanca o trova altro da fare. -- E l'altra via ? -- Oh, quella... è la teleferica,ma è destinata solo a quelli de sinistra. -E chi vuol capire capisca.parola di Shelburn.

Parabola delle capre e dei cavoli.

In quel tempo, un giovine furbone aveva novanta cavoli.- Ce ne voglion almeno cento, almeno cento ! - gli gridava il padrone.Almeno cento ? Qual'è il problema ?Aggiunse dieci capre, maschi e femmine, e contò:- Bene, adesso abbiamo cento capre e cavoli. -Giusto, ma dopo un certo tempo le capre si mangiarono dei cavoli, e nacquero tante belle caprette.E dopo qualche tempo, il furbone tornò a contare.E indovinate quante capre trovò e quanti cavoli ?Non è difficile immaginarlo.Basta volerlo capire... e chi vuol capire, capisca.Parola di Shelburn.

La Parabola del Buon Napoletano

Allora il Maestro disse: «Un uccellino cadde dal suo nido e rimase per terra mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada; e lo vide, ma passò oltre dal lato opposto.Così pure un Brontolone, giunto in quel luogo, lo vide, ma passò oltre dal lato opposto. Ma un Napoletano passandogli accanto, lo vide e ne ebbe pietà; avvicinatosi, lo cibò di formiche morte e si prese cura di lui. Il giorno dopo, presi due denari, li diede ad un amico e gli disse: "Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno".Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo del povero uccellino?Quegli rispose: «Colui che gli usò misericordia».Allora il Maestro gli disse: «Va', e fa' anche tu la stessa cosa».
(Dal Vangelo apocrifo di San Pcosta)

Parabola del lupo e del can pastore.

In quel tempo un lupo feroce azzannava le pecore dei poveri pastori, seminando terrore e morte.Giunto nella Valle dei Rossi Tramonti, si lanciò contro le pecore di un pastore che viveva colà, ma il suo cane reagì con energia, mettendo in fuga il lupo.Il pastore fece alte lodi al suo fedele cane, e quella sera gli dette molta più carne, come premio.Ma il giorno dopo si presentò di nuovo il lupo feroce, in presenza dell'autorità, affermando che il cane pastore doveva essere abbattuto perché assai pericoloso, e come prova mostrò i segni dei morsi che aveva ricevuto.Come andò a finire è scritto nel gran libro di quella valle, ma io mi asterrò dal raccontarvelo, per stimolarvi a pensare.Parola di Shelburn.

La parabola del Diogene moderno.

In quel tempo un uomo con una lanterna elettronica in mano fu visto percorrere le strade del web in pieno giorno, osservando ogni bucum, ogni pertugium, ogni forum, e allontanarsi ogni volta con aria delusa se non disgustata.Un giornalista del Legno Storto lo fermò, e gli chiese- Cosa cerca dunque Lei, buon uomo, con questa lanterna elettronica in mano ? -Diogene levò uno sguardo allucinato verso di lui, che pareva di pietro, ed esclamò con foga:- Cerco l'uomo intellettuale di destra, e non lo trovo -Il giornalista gli chiese ancora- Posso far qualcosa per aiutarLa ? - Ma il filosofo, brandendo un bastone, lo minacciò:- Si tolga da lì davanti, che non vedo il Sole24ore, e nemmeno la Gazzetta del Mezzogiorno... -Parola di Shelburn

martedì 28 luglio 2009

Dedicato alla Vita un inno di gioia












Rosaluna e lo zio Flavio.



martedì 19 maggio 2009

Cosa c’è, se c’è, oltre l’Universo?


Una spiegazione teologica sarebbe la più semplice: il “tutto” è stato creato da Dio che E’ l’Essere che E’ per antonomasia, al di fuori del tempo e dello spazio in un eterno presente, infinito ed immutabile. L’ essere è, il non-essere non è, scrive Parmenide negando il nulla, in quanto non essere; quindi esiste solo l’essere infinito ed immutabile.


Resta da spiegare il divenire, o quello che ci appare come divenire, ossia lo scorrere del tempo e la trasformazione delle cose, incompatibile con la staticità dell’essere, poiché presuppone un passaggio dall’essere al non essere, come ad esempio la morte.


Anche Platone si era posto il problema e, in contrasto con Parmenide, fa un distinguo, infatti le idee nell’ iperuranio sono immutabili e quindi eterne, mentre il mondo delle cose, semplificando e forzando un po’ un‘ espressione moderna, è un ologramma sfuocato dell’iperuranio, materializzato dal Demiurgo, che non è un creatore, ma è la forza ordinatrice.

Dunque un Dio, essendo immutabile, non potrebbe intervenire nel mondo reale in perpetuo fieri, ma osserviamo che tutte le principali religioni fondano il loro credo sull’ intervento di Dio, sia nella creazione del cosmo che nella nostra vita di tutti i giorni.

Dogmaticamente si ammette che Dio è infinito ed immutabile, ma anche potentissimo.”Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare” (Dante inf. III e V canto)

Non mi piacciono i dogmi e, a rischio di andare all’inferno, io continuo a “dimandare”.

Le attuali teorie cosmologiche, che cercano di conciliare la meccanica quantistica e la relatività generale, spiegano l'origine dell'universo come una fluttuazione dallo stato di vuoto.

La fluttuazione ha prodotto la singolarità che esplodendo, il Big Bang, porta all’espansione dell’Universo quindi, dopo miliardi di anni, alla nascita del sistema solare.

Con la teoria dell’evoluzione si spiega la comparsa della vita e dell' uomo sulla Terra. Come dire : ex nihilo omnia.Il “tutto “ è nato dal “Nulla” per una casuale fluttuazione del vuoto.

Dunque un percorso logico, scientifico e perfettamente ateo.Problema risolto? Assolutamente no.

Il Nulla è l’ossessione e l’incubo del pensiero filosofico, da Aristotele a Plotino ad Agostino, a Cusano ad Hegel, ad Heidegger, a Sartre, a Kierkegaard che scrive: La disperazione è il terrore del vuoto, del non essere altro che niente.”,Leonardo da Vinci: "Infralle cose grandi che fra noi si trovano, l'essere del nulla è grandissima"(codice Atlantico) e Leopardi: "In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla".(Zibaldone).

Un po’ tutti i filosofi, per un verso o per un altro,si sono posti il problema del nulla.

Anche la scienza moderna, continua ad interrogarsi sull'esistenza e su cosa sia il "nulla", per due motivi: perché il pensiero scientifico è connesso al pensiero filosofico e perché per comprendere il mondo fisico è necessario conoscere le proprietà del vuoto.

Il vuoto quantistico non è affatto vuoto, infatti per il principio di indeterminazione di Heisenberg, è un oceano in continua agitazione, in cui avviene che particelle e antiparticelle nascano ed annichiliscano immediatamente. E’ un vuoto ”mediamente vuoto”, ma non è il “nihil”.

Quindi l’universo, non è nato dal “Nulla” ma da qualcosa che esisteva già nel “vuoto” quantistico.

Ma perché “esiste” questo vuoto ”mediamente vuoto”?

Ubi veritas?
Quaeritur!

domenica 17 maggio 2009

Il pensiero pensante ed il pensiero pensato.

L’attualismo di Gentile.


“ la realtà non è pensabile se non in relazione coll'attività pensante per cui è pensabile”


Ne consegue che il pensare è essenzialmente attività e si distingue tra pensiero astratto e pensiero concreto, Il pensiero pensato, non essendo in atto, è astratto. il pensiero concreto è il pensiero in atto.


Alcune riflessioni.


Il pensiero in atto è il mio Io, è l’autocoscienza dell’ Io esistente, dell’Io soggetto, penso dunque sono, è la realtà vera, non la realtà mediata dai sensi, come dice Schopenhauer, è un pensiero concreto, un pensiero reale e nell’atto del pensare si sintetizzano pensiero, essere, realtà, soggetto ed oggetto. Il pensiero pensante è un atto dinamico e pertanto transitorio, che decade nel pensiero pensato che è astratto e statico.


Ma il pensiero pensato dove va a finire?


Per rispondere a questa domanda, occorre cercare nella scienza biologica: il pensiero pensato, elaborato dal cervello viene raccolto nella MLT (memoria a lungo termine). Esemplificando, con terminologia hardware, possiamo dire il pensiero pensante è nella ram e quello pensato sull’ hardisk. Capita spesso di riaprire vecchi files, cioè riprendere pensieri pensati che sono nella MLT e, da questo momento, il pensiero pensato ritorna ad essere pensiero in atto e poi ancora pensato si viene così a creare un loop, più che una dialettica tra pensante e pensato.


Cadendo dall’ “iperuranio” del puro pensiero al mondo empirico della MLT si profila un problema non indifferente: chi ci assicura che le informazioni, in essa immagazzinate, non si siano deteriorate come un vecchio floppy?


Il pensiero pensato riportato alla luce è quello originale oppure una sua copia sbiadita e con errori di visualizzazione?


Se pensiamo che danni all'ippocampo, (deputato all'encoding dei nuovi ricordi), con le aree corticali vicine ad esso causano amnesia e se consideriamo che esiste un branca della fisica che studia la Teoria degli Errori,( è una parte piuttosto noiosa, per cui evito di entrare nei dettagli, ma sostanzialmente, in breve, dice che ogni misurazione o lettura comporta un certo errore, che può essere dovuto allo strumento con cui si effettua la misurazione, errore sistematico, oppure dovuto all’operatore, errore casuale), comunque sia, temo di dover rispondere che, in molti casi, la rilettura dei pensieri pensati non corrisponda fedelmante all’ originale.


Alla luce di queste considerazioni penso che il concetto di attualismo di Gentile sia abbastanza centrato.


Nulla esiste se non nell’atto nel quale viene pensato.


Ed aggiungerei: Nulla esiste di concreto, ossia di realtà vera, se non nell’atto nel quale viene pensato, tutto il resto è approssimazione.


C’è dunque il bug strisciante del relativismo a minacciare la nostra res cogitans?

Marcello

sabato 16 maggio 2009

Perché il Corano ha fondato una teologia opposta a quella della Bibbia

Perché il Corano ha fondato una teologia opposta a quella della BibbiaL'anticipazione del libro 'Non è lo stesso Dio, non è lo stesso uomo ' di Carlo PanellaTestata: Il FoglioData: 16 maggio 2009Pagina: 9Autore: Carlo Panella - Nicoletta TiliacosTitolo: «Il Corano immobile - Non facciamoci incantare dalle Mille e una notte e nemmeno da Tariq Ramadan»http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=29443

sabato 9 maggio 2009

Da e di Marco De Turris

venerdì 7 novembre 2008
LA CULTURA DI DESTRA IN ITALIA
Accade sovente in Italia d’udire esprimere giudizi alquanto critici sulla “cultura di destra” e sostenerne la sua sostanziale inesistenza o comunque inferiorità rispetto alla cosidetta “cultura di sinistra” d’impronta marxista-progressista.Questo vero e proprio pregiudizio ideologico ha trovato la sua massima espressione in un’affermazione di Norberto Bobbio, intellettuale di sinistra, sedicente liberale ma con simpatie di sinistra, il quale ha detto e scritto che non esiste una cultura di destra.E’ facile confutare simili asserzioni quali frutto d’ignoranza o malafede. La grande cultura internazionale del mondo contemporaneo non è di solito affatto socialista o marxista. Rimanendo all’Italia, nel solo Novecento i tre maggiori filosofi italiani, Croce, Gentile ed Evola, erano tutti e tre di destra, così come era di destra il maggior economista di sempre della nostra Patria, il liberale e monarchico Luigi Einaudi. I maggiori letterati italiani attivi nel secolo XIX, Pirandallo, Svevo, D’Annunzio, erano tutti simpatizzanti del fascismo, così come personaggi illustri operanti nei campi più diversi, da Marconi a Mascagni. Un elenco esaustivo degli autori illustri qualificabili in una delle molte anime della “destra”, sia essa liberale, conservatrice, nazionale, tradizionalista ecc., sarebbe davvero troppo lungo per questa sede, e non potrebbe neppure essere esaustivo. Basti dire che la ricchezza intellettuale dell’Italia dei secoli passati contrasta visibilmente con il livello mediamente basso della fase storica degli ultimi 60 anni, culturalmente dominata dal pensiero di sinistra. La ragione di tale paradosso è che alla “destra” non mancano né gli uomini, né le idee e gli ideali, bensì i mezzi e le possibilità per esprimere questi ultimi. In Italia il potere culturale viene ad essere da decenni egemonizzato dalla sinistra marxista, sia nelle università e nelle case editrici, sia in ambito giornalistico (Marcello Veneziani ha scritto un libro al riguardo, “L’eskimo in redazione”, spiegando come i giornalisti di sinistra abbiano ottenuto un notevole grado d’autonomia ed indipendenza dinanzi ai propri stessi editori, ridotti a consentergli di svolgere la propria propaganda), e persino in ambiti apparentemente meno importanti quali il cinema e la musica. Questa vera e propria occupazione dei posti di potere della cultura è probabilmente frutto di due cause principali. La prima consiste nell’attuazione da parte del PCI-PDS d’una precisa strategia, che era già stata delineata da Gramsci e che teorizzava esplicitamente l’instaurazione d’una “egemonia” (questo il termini specifico impiegato) da parte dei marxisti in campo culturale, al fine di poter inculcare all’intera società i propri principi. E’ così accaduto che i partiti di sinistra impiegassero denaro, uomini, strumenti di pressione d’ogni genere, per riuscire a far entrare propri rappresentanti e sostenitori nelle istituzioni culturali d’ogni ordine e grado, dalle università alle scuole materne, dalle case editrici a quelle discografiche. In ciò la loro opera è stata molto favorita dai sindacati della Triplice (CGIL-CISL-UIL), capaci di conquistarsi il consenso d’una ampia fascia degli insegnanti e dei docenti universitari.La seconda ragione risiede nel fatto che alla suddetta operazione, svolta sulla base di una vera e propria strategia, ben guidata dall’alto e finanziata adeguatamente, non ha corrisposto da parte delle destre alcuna replica adeguata: cattolici conservatori, liberali, missini si sono presentati divisi dinanzi all’unitarietà ideologica dell’avversario marxista. Inoltre, i cattolici democristiani, nonostante abbiano governato l’Italia per quasi 50 anni, non compresero realmente l’importanza della cultura nella propria attività politica, mentre i liberali ed i missini, troppo deboli i primi, decisamente emarginati i secondi, non poterono con le loro sole forze rispondere alla sistematica campagna d’occupazione e promozione culturale della sinistra marxista.Il risultato è che all’abbondanza di talenti e di idee della destra non ha corrisposto un’adeguata visibilità, mentre ad una fondamentale monotonia e povertà della sinistra ha fatto contrasto una diffusione amplissima delle proprie convinzioni. Per portare un esempio significativo, l’opera considerata il maggior romanzo italiano di tutto il Novecento, “Il gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, autentico capolavoro impregnato di spirito conservatore, monarchico e cattolico, non trovò, mentre il suo autore era in vita, un solo editore disposto a pubblicarlo. Quando infine venne èdito, lo fu dalla Feltrinelli, la casa editrice di sinistra per eccellenza, che cercò di gabellarlo come un testo dal contenuto rivoluzionario.Accade così, ancora oggi, che determinate professioni, quali quelle di docente universitario o giornalista, siano ben più facili da percorrere per chi si professa di sinistra, che non per un apolitico, e siano sovente chiuse a chi dichiara opinioni di destra. Al loro interno esistono forti corporazioni di fede “progressista”, che tendono ad aggregare membri delle loro stesse idee ed ad escludere gli altri.Il problema posto da questa situazione non è unicamente di giustizia, essendo profondamente iniqua una tale discriminazione, ma anche e propriamente politico, poiché la sinistra italiana controlla un potere culturale e mediatico sproporzionato, utile a diffondere le concezioni della parte politica di riferimento.
Pubblicato da Marco De Turris a 21.35